Cure Canalari

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Eseguire una corretta terapia endodontica

ha come obiettivo la conservazione del dente naturale

Endodonzia: Cure Canalari

A cura di Dr Marmaglio A.

L’Endodonzia è la scienza medica, in ambito odontoiatrico, che ha per oggetto i tessuti interni del dente, i tessuti limitrofi, le patologie e i trattamenti correlati.

Quando questi tessuti o i tessuti che circondano la radice dentale si ammalano o si danneggiano a causa di carie o traumi, il trattamento endodontico permette di salvare il dente.

Infatti,per l’endodontista,il concetto di una corretta terapia endodontica ( sia ortograda che retrograda) ha come fine ultimo la conservazione dell’elemento dentario. Fonte: American Association of Endodontist

La polpa dentaria, contenuta all’interno dei denti, popolarmente nota come nervo del dente, è in realtà un tessuto altamente specializzato costituito da arterie, vene, terminazioni nervose e cellule connettivali. Nell’età dello sviluppo questo tessuto ha la funzione di formare la struttura portante calcificata del dente (dentina); nell’adulto, ad accrescimento completato, la polpa (ormai assottigliata) resta confinata nella camera pulpare e nei canali radicolari, con funzioni residuali di sensibilità al freddo e idratazione della dentina.


Cos’è un trattamento endodontico, o cura canalare o “devitalizzazione” del dente?

Il trattamento endodontico è un intervento odontoiatrico ambulatoriale che si rende necessario quando la polpa (il tessuto molle interno al dente) è infiammata o infetta per un danno provocato da una carie profonda, dall’esito di interventi sul dente, o da un trauma (grave e improvviso o più leggero ma ripetuto) che ha provocato frattura o scheggiatura o incrinatura profonda.

A perturbare lo stato di salute pulpare possono intervenire varie situazioni patologiche, la più frequente delle quali è di gran lunga la carie dentaria , ossia la decalcificazione e distruzione progressiva dei tessuti duri del dente per l’azione di microrganismi presenti nella placca batterica.

Se non si interviene tempestivamente la cavità prodotta dalla carie si ingrandisce e approfondisce ed estende finché la polpa viene raggiunta dai batteri con trasformazioni irreversibili dovute prima al processo infiammatorio (pulpite) che se perdura sfocia in un processo infettivo acuto o cronico (periodontite). Quando si arriva a questo stadio la cura conservativa che consente di mantenere il dente evitando l’estrazione è la terapia endodontica, o cura canalare o anche più impropriamente detta devitalizzazione.

In generale l’Endodonzia mira a conservare i denti che hanno ricevuto un danno grave della loro struttura che ha portato all’infezione e alla necrosi della polpa, con ripercussioni acute o croniche dei tessuti circostanti, più o meno dolorose. La moderna Endodonzia si avvale di strumenti sofisticati per la diagnosi e la terapia, quali lo stereomicroscopio operatorio,tutti i sistemi ingrandenti oculari portatili, i biomateriali innovativi, la strumentazione in leghe speciali,le moderne tecniche di detersione e otturazione tridimensionale di tutto il sistema canalare o endodonto propriamente detto.


Cosa si ottiene con il trattamento endodontico?

Il risultato è che il dente non sarà più un serbatoio infettivo e, dopo un’adeguata ricostruzione della corona, potrà continuare a svolgere le stesse funzioni di un dente integro. La percentuale di successo di una cura canalare corretta è, in condizioni normali, elevatissima. La percentuale diminuisce nei casi di ritrattamento endodontico, quando cioè è necessario ripetere la procedura per un insuccesso precedente (errori d’esecuzione, complessità anatomiche, difficoltà obiettive)

Il trattamento endodontico è ormai veloce anche per i molari, grazie alle nuove tecniche e alle moderne apparecchiature a disposizione,anche se nn può prescindere da tempi tecnici fissi e fasi procedurali consequenziali che portano al successo endodontico.
In generale, le fasi operative sono le seguenti:

1. Rx diagnostica o preoperatoria:indispensabile per eseguire diagnosi,per la valutazione dell anatomia dell elemento dentale e delle strutture anatomiche limitrofi

2. Anestesia locale (solitamente basta una anestesia plessica profonda,a volte si necesita di un’anestesia intrapulpare incaso di polpe dentarie particolarmente infiammate)per neutralizzare il dolore anche nei casi con polpa ancora sensibile

3. Pretrattamento (Ricostruzione provvisoria) della corona dentale quando questa è molto distrutta, allo scopo di eliminare tutta la carie senza rinunciare alle pareti della cavità del dente (contenimento dei liquidi disinfettanti e aggancio del foglio di gomma isolante)

4. Isolamento del campo operatorio mediante la diga di gomma (mezzo imprescindibile per una buona riuscita della cura canalare) consistente in un foglio di lattice di gomma teso da un archetto e tenuto fermo da un gancio posto intorno al dente da curare o a un dente vicino.

5. Cavità d’accesso: apertura della camera pulpare che consente un accesso alla polpa attraverso una cavità preparata dal lato masticante del dente (salvo rare eccezioni)

6. Reperimento del o dei canali radicolari con l’ausilio di ingrandimenti ottici.

7. Misurazione della lunghezza di lavoro ossia di ciascun canale presente (da un riferimento fisso e repetibile sulla corona fino all’apice radicolare) mediante una radiografia e un localizzatore elettronico d’apice (la dose di radiazione assorbita nell’esecuzione di una radiografia ad uso odontoiatrico è minima).

8. Sagomatura dei canali radicolari mediante strumenti endodontici che asportano la polpa canalare, contaminata dai batteri e sostanze infette, creando nel medesimo tempo una forma troncoconica delle pareti adatta a una completa otturazione.

9. Detersione canalare mediante lavaggi con ipoclorito di sodio 5,25%, potente disinfettante, per ottenere un ambiente il più possibile pulito e asettico per un tempo nn inferiore a 20 minuti e costantemente rinnovato per potenziare e mantenere costante l’ azione disinfettante

10. Otturazione canalare mediante guttaperca, materiale plastico e modellabile con il calore, associato a un cemento canalare (sealer)

11. Ricostruzione della corona che apporti un sigillo coronale stabile e impedisca la nuova ricontaminazione dell’endodonto

12. Controllo radiografico della fine della cura

13. Eventuale protesi fissa (corona o ponte) per scongiurare recidiva cariosa e infettiva

Durante il trattamento endodontico il dolore è sotto controllo grazie all’anestesia locale. Un indolenzimento, che può essere soggettivamente più o meno fastidioso, potrebbe manifestarsi dopo la terapia, ma è facilmente controllabile con un comune analgesico.

Raramente, in radici particolarmente infette, può svilupparsi un ascesso con dolore e gonfiore a causa del passaggio di batteri nell’osso che circonda le radici. L’insorgenza di queste complicanze non pregiudica comunque il successo del trattamento in corso se il clinico ha rispettato quanto enunciato pocanzi


La pulpite è l’infiammazione della polpa del dente, ovvero la parte più interna ricca di terminazioni nervose, che provoca aumento della sensibilità del dente agli stimoli termici e dolore pulsante. Le cause principali di tale infiammazione sono dovute all’insorgere della carie, oppure a traumi dentali che, provocando una frattura del dente, scoprono direttamente la polpa, o a traumi cronici. Esistono due tipologie di pulpite:

  • La pulpite reversibile, che si verifica quando il dolore viene provocato dal diretto contatto del dente con lo stimolo
  • La pulpite irreversibile, che si ha invece quando il dolore persiste in maniera spontanea, anche in assenza di stimoli.

Il paziente può avere alcune difficoltà a localizzare il dente che duole. Se non viene curata, la pulpite può evolversi in necrosi della polpa. Ciò comporta un’estensione dell’infiammazione e un conseguente ascesso dentale acuto o una condizione di infiammazione addirittura cronica. Anche in questo caso, l’assunzione di antibiotici può servire come terapia per attenuare il dolore soltanto momentaneamente. Se la situazione è grave, il dentista anziché asportare la polpa (devitalizzazione) e ricostruire la parte danneggiata, può procedere all’estrazione del dente stesso.