Protesica su impianti

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Masticare e sorridere

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Implantologia Protesi

A cura di Dr Ceresia G.

Gli impianti osteointegrati non sono altro che radici artificiali in titanio di diversa lunghezza, diametro e forma che una volta inseriti nella struttura ossea ed atteso un determinato tempo di guarigione si integrano in esso svolgendo la stessa funzione della radice naturale del dente estratto. Il titanio di cui gli impianti sono composti è un materiale biocompatibile e quindi perfettamente tollerato dal’organismo umano.

Il tenace attacco che si compie fra l’impianto e l’osso ci fornisce la stabilità necessaria per costruire saldamente strutture protesiche tali da riprodurre la forma e il colore dei denti naturali.

Per semplificare, qualunque lavoro protesico svolto su impianti, denti naturali o su entrambi si articola in quattro fasi compiute dal team odontoiatra-odontotecnico: ancor prima dell’intervento si valuteranno linsieme al paziente e diverse soluzioni possibili per risolvere il disturbo o migliorare funzionalità ed estetica della bocca


1) DIAGNOSI ED INTERVENTO CHIRURGICO
Grazie alla realizzazione di modelli in gesso (chiamati modelli studio) ottenuti dalle impronte delle arcate dentarie del paziente si ottiene una replica esatta della forma di bocca e denti.

Tali modelli vengono posizionati su un articolatore, un simulatore meccanico dei movimenti della bocca, che permette di studiare la posizione, il rapporto e la forma dei denti e delle basi ossee senza la presenza fisica del paziente.

Questo ausilio, insieme alle fotografie (utili per vedere la forma e il supporto delle labbra) e gli esami radiografici necessari per verificare lo stato di salute dei denti residui e la qualità/quantità dell’osso a disposizione, permetterà di decidere la e/o le soluzioni migliori per il paziente.

I casi che implicano l’inserimento degli impianti possono essere:

  • sostituzione solo di alcuni elementi estratti nel corso della vita per molteplici cause, le più comuni delle quali sono: carie molto grandi, fratture, malattia parodontale, oppure di elementi considerati dall’odontoiatra non più curabili e quindi candidati all’estrazione e alla sostituzione con impianti senza dover toccare il resto della dentatura
  • sostituzione di settori più estesi della bocca, potendo ancora contare sull’utilizzo di una parte della dentatura che, se non perfettamente sana, potrà comunque essere curata e salvaguardata.
  • totale mancanza di denti naturali, già estratti o da estrarre in quanto non più salvabili.


Spesso è difficile accettare come soluzione definitiva una classica dentiera rimovibile, che potrebbe non essere tollerata per la presenza del palato nel caso dell’arcata superiore o non essere per nulla confortevole nel caso dell’arcata inferiore.
Il paziente in questo caso potrà scegliere in accordo con il giudizio clinico dell’odontoitra una soluzione supportata unicamente dagli impianti. Tale protesi potrà essere o completamente fissa agli impianti (soluzione cementata caso 1 o avvitata caso 2) oppure risultare fissa/rimovibile (caso 3), ossia essere assolutamente stabile quando è posizionata in bocca ma avere la possibilità di essere rimossa dal paziente solo al momento della sua pulizia domiciliare.


La fotografia mostra sia la sottostruttura fresata nella parte posteriore destra e sinistra che i denti in composito realizzati sugli incisivi

Una volta concordata la soluzione più adatta verrà eseguito l’intervento chirurgico di inserimento degli impianti a cui seguirà un periodo di guarigione prima che essi possano essere ricoperti dalla soluzione protesi scelta.

Il periodo di guarigione verrà stabilito dall’odontoiatra in base al tipo di intervento svolto (in caso di rigenerazioni ossee si tende a prolungare il tempo di attesa) e al numero e posizione degli impianti.

In alcun casi il paziente non avrà la necessità di portare alcun tipo di provvisorio durante il periodo di guarigone dell’impianto specialmente se esso si trova in una zona posteriore della bocca.

Nel caso invece l’impianto debba sostituire un elemento centrale e quindi visibile o nei casi in cui il paziente debba riabilitare un’intera arcata è possibile se le condizioni del paziente lo permettono ricorrere alla tecnica del carico immediato.


Con questo termine si definisce una procedura clinica che permette, nel caso in cui si riesca ad ottenere al momento della chirurgia una certa stabilità degli impianti nell’osso, di prendere immediatamente un’impronta della loro posizione e confezionare nel giro di 24 ore una protesi provvisoria in resina che viene avvitata agli impianti.

Questa procedura può essere considerata in molte occasioni ma devono essere valutate alcune specifiche condizioni che se non presenti devono far desistere l’odontoitra dall’intraprenderla; è però indiscutibile che il carico immediato fornisce ad alcuni pazienti la possibilità di evitare l’utilizzo di apparecchi provvisori rimovibili e di risolvere problematiche estetiche altrimenti non facilmente gestibili durante l’attesa della guarigione degli impianti.

I rimanenti tre passaggi portano alla realizzazione dei manufatti protesici che costituiranno la nuova dentatura su cui il paziente masticherà e attraverso cui potrà riottenere un nuovo sorriso, dopo aver verificato l’avvenuta osteointegrazione degli impianti e controllato lo stato di salute della gengiva che li circonda.

2)  IMPRONTA DEGLI IMPIANTI
A questo punto si dovrà replicare fuori dalla bocca la posizione degli impianti in modo tale da fornire all’odontotecnico un modello su cui costruire i denti supportati dagli impianti.

3) PROVE DEL MANUFATTO PROTESICO
Si tratta di alcuni appuntamenti (il numero e la durata dipendono dal tipo di lavoro protesico in atto: cementato o avvitato e dal tipo di materiale utilizzato: metallo o zirconio) finalizzati a verificare che il manufatto protesico costruito su misura dall’odontotecnico sia preciso e adatto alla bocca del paziente.

4) CONSEGNA DEL LAVORO DEFINITIVO E MANTENIMENTO
Questa fase si compie cementando le corone o i ponti protesici sui pilastri avvitati all’impianto (soluzione cementata) o avvitando le corone direttamente all’impianto (soluzione avvitata).

In caso di riabilitazioni di arcate intere su impianti verrà avvitata una struttura che rimarrà fissa in bocca su cui potrà incastrarsi la protesi fissa.
Una volta consegnato il manufatto protesico si verificherà che esso corrisponda alle richeste dell’odontoiatra e del paziente sia da un punto di vista funzionale che da un punto di vista estetico. Infatti il paziente dovrà poter chiudere la bocca con facilità, poter masticare con naturalezza, parlare correttamente e sorridere con soddisfazione


APPROFONDIMENTO: Inserimento impianto Endosseo Osteointegrato con Split Crest effettuato dal dott Glen Ceresia